Lo yamadori è il bonsai raccolto in natura. Una pianta che è cresciuta libera per anni in condizioni difficili, su una rupe, in un terreno povero o sotto il vento. Quando questa pianta viene trasformata in bonsai, porta con sé una storia che nessuna pianta da vivaio può eguagliare.
Nel Sud Italia abbiamo una fortuna particolare: gli oliveti antichi, le rupi calcaree, i terreni rocciosi della Puglia e della Calabria producono yamadori naturalmente. Ho dedicato gran parte dei miei vent’anni di coltivazione proprio alla ricerca e alla cura di piante raccolte in natura.
Questo articolo racconta come si raccoglie uno yamadori, quando si fa, e soprattutto come si cura nei primi anni cruciali dopo la raccolta.
Cosa è uno yamadori bonsai
Il termine yamadori viene dal giapponese e significa letteralmente raccolto dalla montagna. Indica un albero raccolto in natura per essere coltivato come bonsai. La parola riassume tutta una filosofia: prendere una pianta che la natura ha già modellato e completarla con la tecnica dell’uomo.
Le piante yamadori hanno caratteristiche che le piante coltivate raramente raggiungono: tronchi corti e tortuosi, cortecce mature e fessurate, deadwood naturale, basi larghe scolpite dal tempo. Questi elementi danno autenticità che non si può imitare in vivaio.
Non tutte le piante in natura sono yamadori. Per essere candidata, una pianta deve avere caratteristiche scultoree, salute compatibile con la raccolta, e crescere in un sito dove la raccolta è legalmente consentita.
Quando raccogliere uno yamadori
Il periodo migliore per la raccolta è la fine dell’inverno, quando la pianta è ancora dormiente ma le radici sono pronte a riprendere attività. Nel Sud Italia, questo significa generalmente febbraio-marzo per le latifoglie e marzo-aprile per le conifere.
Raccogliere in piena vegetazione è quasi sempre un disastro. La pianta è impegnata a sostenere la chioma e il taglio delle radici è uno stress che non può gestire bene.
L’autunno è una seconda opzione possibile, soprattutto per olivi e ginepri. La pianta entra in dormienza e ha tempo di formare nuove radici prima della primavera.
Come si esegue la raccolta yamadori
La preparazione è essenziale. Vado al sito di raccolta con vasi appropriati, substrato pronto, attrezzi affilati e tela per proteggere le radici durante il trasporto. Una raccolta improvvisata raramente ha successo.
Scavo intorno alla pianta a una distanza ragionevole, cercando di mantenere la maggior parte delle radici. Per piante grosse, può essere necessario un lavoro di un’ora o più con piccone e zappa.
Taglio le radici principali con un seghetto pulito e affilato. Le radici sane sottili vanno conservate intatte: sono quelle che faranno ripartire la pianta. Le radici grosse possono essere tagliate, ma con tagli netti.
Una volta estratta, avvolgo l’apparato radicale in tela umida e lo trasporto subito a casa. Il tempo tra raccolta e prima sistemazione dovrebbe essere il più breve possibile.
La prima sistemazione dopo la raccolta
Pianto immediatamente in una cassa di legno o in un grande vaso, con substrato molto drainante. Uso una miscela di pomice e lapillo al 70-80%, con poca akadama. L’obiettivo è favorire la respirazione delle radici nuove e ridurre il rischio di marciumi.
Posiziono in mezz’ombra, protetto dal vento. La pianta ha perso gran parte della massa radicale e non può sostenere una traspirazione intensa. Sole pieno e vento secco sono i due grandi nemici dei primi mesi.
Bagno abbondantemente subito dopo la sistemazione, poi mantengo il substrato fresco ma non zuppo. Una nebulizzazione quotidiana della corteccia aiuta nei primi mesi. Per approfondimenti sulle cure mediterranee, ho parlato della cura del bonsai di olivo, una delle specie yamadori più comuni al Sud.
I primi due anni
Lo yamadori non si tocca per almeno una stagione completa. Non si pota, non si concima, non si rinvasa. La pianta deve solo concentrarsi a fare radici nuove.
Nel secondo anno, se la pianta mostra vigore, si può iniziare con una concimazione leggera. La potatura strutturale e la drahtatura possono cominciare nel terzo o quarto anno, mai prima.
I segni che lo yamadori ha attecchito sono il vigore vegetativo della stagione successiva alla raccolta, la formazione di nuovi getti robusti e la stabilità nel vaso quando lo si solleva delicatamente.
Errori comuni con gli yamadori
Il primo errore è raccogliere una pianta troppo grande per le proprie possibilità. Olivi e ginepri molto vecchi sono pesanti e fragili. Meglio iniziare con piante medie e crescere con l’esperienza.
Il secondo errore è il rinvaso precoce. Una pianta appena raccolta non va toccata per anni. Il rinvaso prima di un consolidamento completo è quasi sempre fatale.
Il terzo errore è la potatura immediata. Anche se la chioma sembra sproporzionata rispetto alle radici ridotte, mai rispondere con potature drastiche subito. La pianta usa la propria chioma per accumulare riserve.
Infine, mai raccogliere senza autorizzazione. Le piante in natura sono protette in molti contesti. Verifica sempre il quadro normativo della tua zona.
Domande frequenti
Quante possibilità di successo ha uno yamadori?
Con la giusta tecnica e la giusta stagione, si può arrivare al 70-80% di successo. Senza esperienza, la percentuale scende sotto il 30%.
Quanto tempo serve perché uno yamadori diventi un vero bonsai?
Tra raccolta e prima esposizione passano in genere 5-10 anni, a seconda della pianta e del lavoro fatto.
Posso raccogliere yamadori in qualsiasi terreno?
No. Servono autorizzazioni in molti casi. Terreni privati richiedono il permesso del proprietario. Parchi e riserve sono spesso esclusi del tutto.
Quali specie sono migliori come yamadori al Sud?
Olivo selvatico, ginepro, biancospino, melograno, leccio. Tutte specie tipiche del paesaggio mediterraneo.
Posso lavorare uno yamadori il primo anno?
No. Solo annaffiature e nebulizzazioni. Qualsiasi intervento prima del consolidamento radicale è rischioso.

Roberto Liccardo is a bonsai artist and nurseryman based in Calabria, Italy, with over 20 years of hands-on experience in bonsai cultivation, styling, and sourcing. He travels to Japan to select trees directly from specialist growers and runs WeBonsai, an online nursery shipping handpicked bonsai across Europe. Passionate about both the living art of bonsai and the technology that brings it to a wider audience, Roberto combines traditional Japanese techniques with a modern approach to e-commerce, packaging, and customer care.
He is also a member of Bonsai Calabria, where he actively contributes to the association’s digital presence by managing its websites and online communication.