La cimatura del pino bonsai è una di quelle operazioni che separano il coltivatore curioso dal coltivatore esperto. Non è difficile dal punto di vista tecnico. La difficoltà sta nel leggere bene la pianta e nel capire quando intervenire, su quali candele e con quale intensità.

Nel Sud Italia, dove i pini neri e i pini silvestri vegetano con grande vigore grazie alle estati lunghe, la cimatura è uno degli interventi che fanno davvero la differenza nel tempo. Una pianta cimata bene per qualche anno di seguito sviluppa una chioma compatta, con aghi più corti e una ramificazione fitta. Senza cimatura, gli aghi restano lunghi e la chioma tende a perdere armonia.

In questo articolo racconto come la faccio io, quando intervengo e cosa ho imparato a evitare dopo oltre vent’anni di lavoro sui pini. Niente teoria astratta, solo quello che ho visto funzionare nel mio giardino.

Cosa sono le candele e perché si cimano

Le candele sono i nuovi getti del pino, quelli che spuntano in primavera dalle gemme apicali. All’inizio si presentano come piccoli ciuffi compatti, simili a candele appunto, prima che gli aghi si aprano e si distendano.

Cimare significa tagliare parzialmente o totalmente queste candele, allo scopo di forzare la pianta a emettere getti secondari più piccoli, con aghi più corti e una distribuzione del vigore più equilibrata sui rami.

Il principio fisiologico è semplice. Quando la candela principale viene rimossa, la pianta ridistribuisce le riserve verso le gemme dormienti laterali, che si attivano e producono nuovi getti. Questi getti, partendo più tardi nella stagione, hanno meno tempo per allungarsi e sviluppano aghi più corti, ideali per la scala del bonsai.

Quando si fa la cimatura del pino bonsai

La finestra giusta nel Sud Italia va dalla fine di maggio ai primi di luglio. La candela deve essere già ben sviluppata, ma gli aghi non devono essersi ancora aperti completamente. È il momento in cui la candela si vede ancora bene come tale, prima che diventi un ramo vero e proprio.

Se si interviene troppo presto, quando la candela è ancora corta e tenera, la pianta non ha abbastanza energia accumulata per emettere getti secondari forti. Se si interviene troppo tardi, dopo che gli aghi si sono aperti, la cimatura perde la sua funzione e diventa solo una potatura tardiva.

Personalmente, mi regolo guardando la dimensione della candela rispetto al ramo. Quando la candela ha raggiunto circa due o tre volte la lunghezza che mi aspetto per il ramo definitivo, è il momento di intervenire.

Attenzione però: non tutte le candele si cimano nello stesso giorno. È normale che alcuni rami siano più avanti di altri. Conviene fare il giro della pianta più volte nell’arco di due o tre settimane.

Quali pini rispondono bene alla cimatura

Il pino nero giapponese (Pinus thunbergii) è il re della cimatura. È stato selezionato per secoli proprio per la sua capacità di rispondere alla rimozione delle candele con una seconda emissione vigorosa. Su questa specie la tecnica raggiunge la sua massima espressione.

Anche il pino silvestre (Pinus sylvestris) risponde bene, ma con tempi leggermente diversi e una vigoria minore della seconda emissione. Conviene essere un po’ più conservativi nel taglio.

Il pino domestico (Pinus pinea), quello tipico del paesaggio mediterraneo, si lascia cimare ma la seconda emissione è meno spettacolare. Lo lavoro più con cimature parziali che con cimature totali.

Il pino bianco giapponese (Pinus parviflora) e il pino mugo (Pinus mugo) sono più delicati. In genere preferisco non cimarli ogni anno e a volte ricorro solo alla rimozione degli aghi vecchi senza toccare le candele nuove.

Come riconoscere candele forti e deboli

Su uno stesso pino, le candele non sono mai tutte uguali. Le zone apicali e quelle esposte al sole pieno producono candele lunghe e robuste. Le zone interne e quelle ombreggiate producono candele più corte e sottili.

Questa differenza è fondamentale per la cimatura. Le candele forti vanno cimate più drasticamente, anche fino alla loro base. Le candele deboli vanno cimate poco o per niente.

L’obiettivo è riequilibrare. Tagliando di più le candele forti, si toglie energia alle zone già vigorose. Lasciando intatte le candele deboli, si permette loro di accumulare risorse e di rafforzarsi.

Su un pino con vigore molto irregolare, la cimatura è quasi una potatura terapeutica. Se non si interviene, le zone forti diventano sempre più forti e le zone deboli scompaiono. Per altre considerazioni stagionali sulla cura dei bonsai, ho parlato della defogliazione delle latifoglie, dove la logica del bilanciamento del vigore segue principi simili.

La tecnica del taglio

Si usano forbici sottili e ben affilate, oppure pinzette appuntite per le candele più piccole. La candela va tagliata di netto, senza schiacciare il tessuto. Un taglio sporco rallenta la cicatrizzazione e favorisce le malattie.

Sulle candele forti, taglio fino a lasciare circa un terzo della lunghezza originale. Su quelle medie, lascio circa metà. Su quelle deboli, taglio solo la punta, o non le tocco affatto.

Il taglio va fatto con un angolo leggero, non perfettamente perpendicolare. Questo permette all’acqua di scolare via dalla ferita e riduce il rischio di marciumi.

Non lascio mai un moncone di candela secco. Se taglio, taglio in tessuto vivo, dove la pianta può rispondere con nuove gemme. Un moncone secco resta tale e basta.

Dopo ogni taglio sulle candele più grandi, pulisco le forbici con alcol o disinfettante. Le ferite sui pini possono essere via di ingresso per funghi se gli attrezzi non sono puliti, soprattutto in primavera umida.

Cosa fare dopo la cimatura

La pianta cimata cambia metabolismo per alcune settimane. Riduce il consumo idrico nei primi giorni, poi lo aumenta quando i nuovi getti iniziano a spuntare. Bisogna stare attenti a non eccedere con le annaffiature subito dopo il taglio.

La concimazione va sospesa per circa tre o quattro settimane dopo la cimatura. Dare azoto subito dopo il taglio rallenta la formazione di getti corti e produce invece getti lunghi, che è esattamente l’opposto di quello che vogliamo.

L’esposizione resta in pieno sole. Il pino non è una pianta da spostare in ombra dopo gli interventi. Ha bisogno di luce piena per attivare le gemme dormienti.

La seconda emissione di solito appare entro tre o quattro settimane dopo la cimatura, a volte un po’ di più. Se dopo cinque o sei settimane non si vede nulla, probabilmente la pianta era troppo debole per rispondere e converrà non cimarla l’anno successivo.

Errori comuni da evitare

Il primo errore, che vedo fare spesso, è cimare tutte le candele allo stesso modo. Questo crea una pianta uniforme ma squilibrata nel tempo, perché le zone forti ricevono lo stesso trattamento delle deboli.

Il secondo errore è cimare troppo presto, quando la candela è ancora tenera. Il taglio non stimola la seconda emissione, anzi indebolisce la pianta.

Il terzo errore è concimare subito dopo. Conviene aspettare almeno tre settimane prima di riprendere con i fertilizzanti.

Spesso vedo anche cimature fatte su pini deboli o appena rinvasati. Una pianta non vigorosa non risponde alla cimatura. Su questi soggetti, meglio aspettare un anno o due di crescita libera prima di intervenire.

Infine, mai cimare una pianta malata o sotto attacco di parassiti. La cimatura è uno stress, e va fatta solo su piante in piena salute.

Domande frequenti

Si possono cimare tutti i pini con la stessa tecnica?

No. Il pino nero giapponese risponde meglio di tutti. Il silvestre e il pinea rispondono con minore vigoria. Il pino bianco e il mugo vanno trattati con prudenza, spesso con cimature parziali o saltando un anno.

Quanto spesso si cima un pino bonsai?

In genere una volta all’anno, all’inizio dell’estate. Su pini molto vigorosi si può cimare ogni anno, su pini meno forti conviene cimare un anno sì e uno no.

Le nuove candele saranno più piccole?

Sì, è proprio l’obiettivo. La seconda emissione produce candele più corte e aghi più piccoli, più adatti alla scala del bonsai.

Posso cimare un pino appena comprato?

Meglio aspettare almeno una stagione completa, per capire come si comporta nel nuovo ambiente. Una pianta appena cambiata di posto è già sotto stress e potrebbe non rispondere bene al taglio.

Cosa fare se la seconda emissione non arriva?

Significa che la pianta era troppo debole o l’intervento è stato fatto in un momento sbagliato. Non cimare quel pino l’anno successivo, ridurre lo stress generale e dare alla pianta il tempo di accumulare riserve.