La scelta delle prime specie di bonsai è uno dei momenti decisivi per chi inizia. Specie troppo difficili scoraggiano in pochi mesi. Specie troppo banali tolgono il piacere di vedere progressi reali. Dopo oltre vent’anni di coltivazione nel Sud Italia, ho una lista di cinque specie che consiglio sempre ai principianti.

Le specie giuste per iniziare hanno tre caratteristiche: tollerano errori, danno risultati visibili in tempi ragionevoli, e si adattano bene al clima mediterraneo. Le specie sbagliate possono morire al primo errore e lasciare il principiante con un senso di sconfitta.

In questo articolo racconto quali sono le mie cinque specie di bonsai per principianti, perché le consiglio e cosa aspettarsi dalla loro coltivazione.

Olmo cinese: il classico per chi inizia

L’olmo cinese (Ulmus parvifolia) è la specie che consiglio sempre per primo. Tollera ampie variazioni di esposizione, sopporta annaffiature irregolari ed è una delle specie che meglio risponde alla potatura e al riformamento.

La crescita è abbastanza rapida da dare soddisfazioni visibili in una o due stagioni. Le foglie piccole permettono già a una pianta giovane di sembrare un vero bonsai.

L’olmo cinese sopporta bene il clima mediterraneo. Resiste al sole estivo, agli inverni miti del Sud, e accetta una vasta gamma di substrati.

Ficus retusa: il bonsai indoor adatto al principiante

Il ficus retusa è la migliore specie per chi vuole un bonsai da tenere in casa o sulla terrazza. Tollera l’illuminazione interna, accetta variazioni di temperatura e ha radici aeree spettacolari che danno presto un aspetto maturo.

Il ficus è anche una delle specie più robuste in assoluto. Sopporta potature drastiche, annaffiature dimenticate e ripetuti spostamenti. Pochi parassiti lo attaccano seriamente.

L’unica attenzione necessaria è di proteggerlo dal freddo. Sotto i 10 gradi soffre, sotto i 5 può morire. Al Sud Italia si può tenere sul balcone fino a novembre, poi va portato dentro.

Olivo: il bonsai mediterraneo per eccellenza

L’olivo selvatico è il bonsai del Sud Italia. Tollera sole intenso, vento secco, scarsità d’acqua e suoli poveri. Per chi vive in zone calde e asciutte è quasi indistruttibile.

La corteccia rugosa, le foglie piccole e l’aspetto antico si sviluppano in tempi relativamente brevi. Un olivo giovane diventa “vecchio” all’occhio del visitatore in due o tre anni di coltivazione attenta.

Per chi vuole approfondire la cura dell’olivo bonsai, ho dedicato all’argomento un articolo specifico: cura del bonsai di olivo.

Carmona: il piccolo arbusto fiorito

La carmona (Carmona retusa o Ehretia microphylla) è un piccolo arbusto tropicale che produce delicati fiori bianchi e piccole bacche rosse. Visivamente è uno dei bonsai più affascinanti per i principianti.

La sua coltivazione richiede pieno sole o luce molto intensa, annaffiature regolari ma senza ristagno, e temperature mai sotto i 10 gradi. Al Sud Italia si può tenere fuori da aprile a ottobre.

La carmona è meno indistruttibile dell’olmo o del ficus, ma dà soddisfazioni estetiche maggiori. È un buon secondo o terzo bonsai per chi ha già imparato le basi.

Cotoneaster: la latifoglia che dà subito risultati

Il cotoneaster è un arbusto rustico che si presta benissimo al bonsai. Foglie piccole, fioritura bianca in primavera, bacche rosse in autunno-inverno. Una specie che dà spettacolo per tutto l’anno.

Tollera bene il caldo mediterraneo e sopravvive a piccole negligenze. La crescita è rapida e la potatura risponde bene, permettendo al principiante di vedere i risultati delle proprie scelte.

Il cotoneaster è anche economico e facilmente reperibile in vivaio. Si può iniziare con un esemplare di pochi euro e portarlo a livello di bonsai esposizione in cinque o sei anni.

Errori comuni nella scelta del primo bonsai

Il primo errore è scegliere specie troppo difficili. Pini neri giapponesi, aceri palmati delicati, faggi sono spesso scelti per la loro bellezza, ma richiedono esperienza per essere mantenuti vivi.

Il secondo errore è prendere bonsai dei supermercati. Le piante vendute in catene generaliste sono spesso indebolite, mal coltivate e gestite male nei mesi di esposizione. Meglio comprare in vivai specializzati.

Il terzo errore è iniziare con piante troppo piccole. Un bonsai shohin o mame richiede attenzione costante e si secca in poche ore d’estate. Meglio iniziare con una pianta media.

Domande frequenti

Quale è il bonsai più facile in assoluto?

Per chi vive al Sud Italia, l’olivo selvatico. Per chi vive in zone più fredde o vuole un bonsai indoor, il ficus retusa.

Posso tenere un bonsai in casa?

Solo alcune specie tollerano l’indoor. Ficus, carmona, schefflera sì. Olmo, olivo, cotoneaster e quasi tutte le specie temperate no.

Quanto costa un bonsai per principiante?

Una pianta di buona qualità in vivaio specializzato parte dai 50-80 euro. Sotto questa cifra è difficile trovare bonsai veri, ma piuttosto piantine giovani.

Quanto tempo serve per imparare le basi?

Una stagione completa di coltivazione (un anno) dà le basi pratiche di annaffiatura, esposizione e potatura. La vera maestria richiede anni.

Posso lasciare un bonsai in vacanza per una settimana?

Dipende dalla specie e dalla stagione. In primavera spesso sì, in piena estate è rischioso senza supervisione di terzi.