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Acero amur (bonsai)

Acer tataricum subsp. ginnala (sin. Acer ginnala)

La cura del bonsai di acero amur è quella che consiglio a chi vuole un bel rosso autunnale ma coltiva in una zona con un inverno davvero rigido: è una specie delle valli fluviali fredde del nord-est asiatico, con una rusticità al gelo genuinamente superiore a quella dell’acero giapponese, e nella mia esperienza risponde anche in fretta alla potatura.

Acero amur (bonsai)
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L’Acer ginnala, oggi classificato da Kew come Acer tataricum subsp. ginnala anche se il vecchio nome resta ampiamente usato tra i coltivatori, è originario della regione del fiume Amur, a cavallo tra Cina nord-orientale, Corea e Russia orientale, una parte di mondo con inverni durissimi, e questo si vede dalla sua costituzione. Le foglie sono piccole e a tre lobi, con un lobo centrale più allungato e appuntito rispetto a quello, più regolare, dell’acero giapponese, il che dà all’albero una silhouette leggermente diversa ancora prima di guardare corteccia o ramificazione. In primavera compaiono piccoli fiori profumati, seguiti da samare alate che spesso arrossiscono prima ancora delle foglie, e in autunno il fogliame vira spesso su un bel rosso o rosso-arancio, anche se l’intensità varia con genetica, clima e condizioni di coltivazione; le selezioni come ‘Flame’ vengono scelte apposta per un colore più forte, il che dice già di per sé quanto la specie sia variabile.

Quello che mi attira di questa specie, per certi giardini, è quanto sopporti senza lamentarsi. La RHS lo classifica H7 contro H6 dell’acero giapponese, un vantaggio reale e documentato in fatto di rusticità al gelo, anche se quella classificazione sopra terra non dice esattamente quanto freddo possa reggere in sicurezza un pane radicale in vaso, quindi vale comunque la pena proteggere il vaso nei periodi di gelo intenso. Nella mia esperienza è anche un albero vigoroso che risponde in fretta alla potatura, e questo ha significato una ramificazione che si costruisce in meno stagioni rispetto al palmatum sui miei banchi. Ha comunque bisogno di una vera dormienza all’esterno e non è un albero da interno, come tutti gli aceri decidui, ma se il tuo inverno è del tipo che rende rischioso l’acero giapponese senza una protezione seria, l’acero amur ti dà un’alternativa genuinamente più rustica con un risultato autunnale simile.

Cura

Luce

L’acero amur tollera il pieno sole meglio dell’acero giapponese, e una luce forte durante la stagione di crescita in genere aiuta la colorazione autunnale, anche se genetica e condizioni generali di coltivazione contano comunque, e anche un albero ben posizionato può variare di intensità di anno in anno. Un albero tenuto troppo in ombra tende a mantenere gialli e verdi spenti invece di sviluppare toni rossi. Un po’ d’ombra pomeridiana nelle ore più calde dell’estate resta comunque sensata in un clima caldo, perché le foglie non sono del tutto immuni alla scottatura, ma questo è un albero decisamente più tollerante al sole dell’acero giapponese in generale, e ai miei do parecchia più luce diretta durante la stagione di quanta ne darei a un palmatum.

Annaffiatura

Tieni il substrato uniformemente umido durante la stagione di crescita, in modo simile agli altri aceri, anche se l’apparato radicale più robusto dell’acero amur sembra un po’ più tollerante a qualche periodo secco occasionale rispetto alle radici fini dell’acero giapponese. Non farei troppo affidamento su questa tolleranza in un vaso piccolo da bonsai, dove qualsiasi specie si asciuga in fretta con il caldo estivo, ma non è un albero che punisce un’annaffiatura saltata come può fare l’acero giapponese. Il drenaggio conta comunque; non vuole stare in modo permanente bagnato più di quanto lo voglia il resto del genere.

Temperatura e rusticità

Questo è il tratto distintivo della specie, e l’affermazione con la documentazione più solida di questo articolo. La RHS lo classifica H7 contro H6 dell’acero giapponese, una differenza reale e significativa nella rusticità al gelo sopra terra. Quella classificazione non si traduce direttamente in una temperatura radicale sicura precisa per un vaso da bonsai, quindi io continuo a proteggere i vasi delle piante più esposte durante le ondate di freddo più intense, perché le radici confinate in un contenitore poco profondo sono sempre più vulnerabili di quelle in piena terra, a prescindere dalla specie. Detto questo, il margine di errore qui è reale. Se coltivi in una zona con un inverno davvero rigido e hai perso, o temuto per, un acero giapponese al freddo, l’acero amur è un’alternativa solida e decisamente più rustica.

Substrato e vaso

Un mix ben drenante con una buona capacità di trattenere umidità funziona bene, nello stesso range che si adatta all’acero giapponese, e l’acero amur sembra tollerare una gamma di pH del terreno più ampia rispetto ai membri più esigenti del genere. I mix a base di akadama con un po’ di pomice aggiunta per il drenaggio sono un buon punto di partenza. Evita tutto ciò che resta impregnato d’acqua per giorni, perché i problemi radicali qui somigliano molto a quelli di qualsiasi altro acero, anche se in generale la pianta è più indulgente su altri fronti.

Concimazione

Concima durante la stagione di crescita con un fertilizzante bilanciato; una specie così vigorosa risponde bene, mettendo spesso più crescita visibile per stagione dell’acero giapponese con lo stesso programma di concimazione. Questa spinta in più è utile per costruire struttura in fretta, ma significa anche che vale la pena tenere d’occhio i getti troppo lunghi e slanciati se concimi molto senza tenere il passo con le pizzicature. Riduci la concimazione verso fine estate quando l’albero si avvia verso il cambio colore autunnale, come per gli altri aceri.

Potatura e filo

Nella mia esperienza l’acero amur è vigoroso e risponde in fretta alla potatura, e la combinazione di foglie piccole e ramificazione volenterosa ha significato una struttura ragionevolmente densa in meno stagioni rispetto a quanto tipicamente serve all’acero giapponese sui miei banchi. Su alberi già rifiniti, pizzica i getti forti selezionati man mano che si allungano; su alberi ancora in fase di costruzione di rami o tronco, lascia allungare prima di tagliare, perché pizzicare ripetutamente un albero non sviluppato tende a indebolirlo nel tempo invece di aiutarlo. Come per il resto del genere, evita tagli strutturali pesanti a fine inverno, quando la linfa scorre più intensamente e i tagli sanguinano di più; tardo autunno fino a pieno inverno, oppure fine estate una volta che la crescita della stagione si è indurita, tendono a essere finestre più sicure. Il filo funziona bene sulla crescita giovane e flessibile, e siccome l’albero spinge nuovi getti con facilità, controlla il filo più spesso di quanto faresti su una specie più lenta, perché un ramo può ispessirsi oltre il filo più rapidamente del previsto.

Rinvaso

Rinvasa ogni uno o due anni quando è giovane, dato quanto in fretta le radici tendono a riempire il vaso, allungando un po’ l’intervallo man mano che l’albero matura, sempre a inizio primavera appena prima della ripresa delle gemme. L’apparato radicale supera in velocità quello dell’acero giapponese nella mia esperienza, quindi tieni d’occhio le piante che diventano root-bound invece di dare per scontato che valga sempre l’intervallo abituale. Come per qualsiasi albero, calibra quanto potare le radici sul vigore e sulle condizioni radicali del singolo esemplare piuttosto che su una regola fissa.

Problemi comuni

Gli afidi si presentano sui nuovi getti primaverili come su altri aceri e di solito si gestiscono facilmente se li prendi in tempo. La maculatura catramosa e altri segni fungini fogliari possono comparire ma raramente causano danni seri a una pianta altrimenti sana. Data l’abitudine naturalmente cespugliosa e pluricaule allo stato selvatico, possono comparire getti basali e polloni alla base del tronco, da rimuovere se non fanno parte del disegno; tenerli sotto controllo con pizzicature regolari evita che la struttura sfugga di mano. La scottatura fogliare da sole diretto è meno comune che sull’acero giapponese ma può comunque capitare durante un’ondata di caldo prolungata, in particolare su una pianta ancora in fase di indurimento dopo un rinvaso. Anche la verticilliosi, una malattia fungina del terreno che colpisce il genere degli aceri in generale, resta una possibilità, di solito presentandosi come un deperimento improvviso su un lato dell’albero piuttosto che un declino uniforme su tutta la chioma.

Stile

La ramificazione veloce e le foglie piccole e ben lobate si adattano bene all’acero amur negli stili broom ed eretto informale, dove una silhouette densa e ramificata si legge chiaramente una volta cadute le foglie in inverno. I gruppi e i boschetti funzionano particolarmente bene con questa specie, e un insieme di più alberi che virano insieme dal rosso al rosso-arancio, anche con qualche variazione tra un individuo e l’altro, crea uno spettacolo stagionale forte che un singolo esemplare non riesce a eguagliare da solo. Siccome è una specie più veloce e vigorosa dell’acero giapponese, l’acero amur è anche una scelta ragionevole se vuoi sviluppare più in fretta la struttura di base di un bonsai prima di rallentare e rifinire negli anni successivi, anche se la disciplina di fondo, fatta di pizzicature pazienti e potature stagionali, resta la stessa di qualsiasi acero deciduo ramificato.

Domande frequenti

L’acero amur è più rustico al freddo dell’acero giapponese?

Sì, con un margine reale e documentato: la RHS lo classifica H7 contro H6 dell’acero giapponese. Quella classificazione descrive la rusticità sopra terra piuttosto che una temperatura radicale sicura esatta, quindi io continuo a proteggere i vasi durante le ondate di freddo più intense, ma è una scelta solida se coltivi in una zona con inverni severi e vuoi un acero genuinamente più rustico.

L’acero amur ha un bel colore autunnale come l’acero giapponese?

Spesso sì, anche se l’intensità varia con genetica, clima e condizioni di coltivazione piuttosto che essere uniforme da un albero all’altro. L’acero amur vira spesso su un bel rosso o rosso-arancio in autunno, e selezioni come ‘Flame’ sono scelte apposta per un colore più forte, il che ricorda utilmente che le piante da seme possono variare parecchio.

Quanto in fretta ramifica l’acero amur rispetto all’acero giapponese?

Più in fretta, nella mia esperienza. È una specie più vigorosa in generale, e la combinazione di foglie piccole e ramificazione volenterosa fa sì che una struttura di rametti ragionevolmente densa si costruisca in meno stagioni di quante tipicamente ne servano all’acero giapponese.

Il bonsai di acero amur regge il pieno sole?

Meglio dell’acero giapponese. Tollera una luce forte durante la stagione di crescita, e una buona esposizione al sole in genere aiuta la colorazione autunnale, anche se genetica e condizioni giocano comunque un ruolo. Un po’ d’ombra pomeridiana durante un’ondata di caldo estrema resta comunque sensata.

Perché il mio acero amur continua a mandare getti lunghi bassi sul tronco?

È l’abitudine naturalmente cespugliosa e pluricaule della specie che si fa vedere. Getti basali e polloni possono comparire in basso sul tronco e vale la pena rimuoverli se non fanno parte del disegno. Pizzicature regolari durante la stagione lo tengono sotto controllo.

L’acero amur è un buon bonsai per principianti?

Più indulgente dell’acero giapponese, certamente, grazie alla rusticità al freddo e a un carattere più tollerante su sole e annaffiature. Lo definirei comunque a difficoltà moderata piuttosto che davvero adatto a un principiante assoluto, perché la disciplina di potatura necessaria per costruire una buona ramificazione resta la stessa di qualsiasi acero deciduo ramificato.

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