Akadama, pomice e lapillo nella terra per bonsai (Calabria, dritti al punto)
Akadama, pomice e lapillo hanno ognuno un compito diverso nel terriccio. Quando capisci cosa fa davvero ciascuno, regoli le percentuali sul tuo albero invece di copiare alla cieca la “ricetta” di qualcun altro.

Per anni ho preso sacchi di terra pre-miscelata e ho fatto andare tutto, più o meno. Poi ho iniziato ad accudire specie con esigenze d’acqua diverse, tutte insieme, e lo stesso mix “universale” ha smesso di convincermi. Non perché fosse sbagliato in assoluto, ma perché con alberi diversi vengono fuori le differenze tra ciò che trattiene e ciò che scarica.
Da lì ho smesso di guardare solo l’etichetta e mi sono messo a ragionare sul materiale. Akadama, pomice e lapillo sono nomi che prima o poi trovi quasi sempre, anche qui da noi, tra chi compra pronto e chi miscela in casa. Capire la funzione di ognuno rende tutto più semplice quando devi sistemare il rapporto per il tuo clima e per come innaffi davvero.
Qui in Calabria (e in generale al Sud mediterraneo) la stagione calda spinge la crescita e accelera anche il modo in cui il substrato si comporta. Se tieni l’albero all’aperto e il sole “lavora”, è ancora più importante che la miscela sia coerente con la specie e con la frequenza con cui dai acqua. È la differenza tra un bonsai che si gestisce e uno che ti obbliga a rincorrere problemi.
1. Akadama nel terriccio: l’argilla che trattiene, ma respira
L’akadama è un’argilla granulare, cotta, molto usata nei bonsai. Il motivo è semplice: trattiene acqua e anche sostanze utili, però resta abbastanza porosa da far respirare le radici, almeno finché il materiale è “fresco”. Questa porosità è la parte che la rende interessante rispetto a una terra più compatta, quella che soffoca e asciuga male. C’è però un limite vero e noto: con il tempo l’akadama si degrada. Cambia progressivamente consistenza e dimensione dei granuli, spesso passando da granuli più solidi a particelle più fini e più compatte. Quando succede, non è che “si rovina e basta”, è proprio che inizia a comportarsi come un substrato più denso di quello che avevamo scelto. Per questo i mix con tanta akadama richiedono rinnovo nel periodo del rinvaso, non perché hai fatto un errore all’inizio, ma perché è la natura del materiale. Nella pratica, qui da me non ha senso cercare di “staccare” l’akadama già degradato da dentro al pane radicale. Se l’albero va rinvasato, si prende tutto il vecchio substrato e si sostituisce. Il rinnovo della frazione in akadama avviene in modo naturale nel ciclo del rinvaso, che è anche il momento in cui rifai il lavoro sulle radici.
2. Pomice: leggera, stabile, e con una buona quota d’acqua
La pomice è una roccia vulcanica leggera, piena di micro-cavità nate durante il raffreddamento rapido della formazione. Quelle sacche d’aria sono esattamente ciò che la rende utile nel terriccio: migliora drenaggio e aerazione, ma riesce anche a trattenere una quantità moderata d’acqua dentro la sua porosità. Rispetto a materiali totalmente inerti come la ghiaia, la pomice non ti fa avere solo scarico, ti aiuta anche a dare un minimo di polmone idrico. A differenza dell’akadama, la pomice è minerale e non si rompe con la stessa velocità nel giro di pochi anni. Quello che mescoli oggi resta “quasi uguale” anche dopo vari cicli di rinvaso, finché non intervengono cambiamenti legati a setacciatura, sostituzione del mix e condotta irrigua. Per questo la considero un elemento strutturale affidabile: non è quella che ti impone il rinnovo per prima, mentre altri componenti invecchiano.
3. Lapillo (lava rock): più grossolano, molto orientato al drenaggio
Il lapillo, a volte venduto come lava rock o scoria, ha un ruolo simile alla pomice: è stabile, minerale e non tende a degradarsi rapidamente. Anche qui trovi cavità interne, quindi non è “solo sasso che cola via l’acqua”. Dove spesso cambia è l’impostazione pratica e la grana. Il lapillo di solito è più grossolano, e in molti casi viene scelto soprattutto per dare struttura e drenaggio. Detto in modo semplice, spesso lo vedi più orientato a far asciugare tra un’annaffiatura e l’altra. Detto questo, tanti coltivatori usano pomice e lapillo in modo abbastanza intercambiabile, o li combinano insieme, e la scelta finale dipende anche da cosa trovi localmente e a che prezzo. Io personalmente ragiono anche così: se ho pomice di una certa granulometria e lapillo disponibile a costi sostenibili, li bilancio per ottenere il comportamento che voglio. Non mi impunto sul “nome giusto”, mi interessa l’effetto sul terriccio nel mese di luglio, non solo sulla teoria.
4. Mettere insieme i tre: percentuali diverse per specie diverse
Il metodo classico è mescolare i tre componenti in rapporti adattati alle esigenze della specie. Se un albero vuole umidità più costante, o viene da zone naturalmente più “fresche”, ha senso un mix più sbilanciato verso l’akadama, proprio per la sua capacità di trattenere. Se invece hai una specie che regge meglio periodi più asciutti tra un’annaffiatura e l’altra, allora conviene puntare di più su pomice e lapillo, perché vuoi priorità a drenaggio e aerazione rispetto alla ritenzione. Non esiste un rapporto unico valido per tutti. Anche tra persone che coltivano “lo stesso tipo di albero” puoi vedere percentuali diverse, e la ragione spesso è reale: clima, modo in cui annaffi, temperature, esposizione e anche la risposta del singolo bonsai. Come punto di partenza, un 1:1:1 tra akadama, pomice e lapillo è una base comune. Molti inclinano verso più akadama per decidue che desiderano umidità più stabile, e verso più pomice e lapillo per conifere e altre specie che preferiscono asciugare. Da lì si aggiusta guardando l’albero e come si comporta il substrato nel tuo contesto.
5. Quando capire che l’akadama va “rinnovata” (senza fissarti sul calendario)
Qui la regola pratica è semplice: tra questi tre, l’akadama è quella che davvero si degrada. Perciò vale la pena tenere d’occhio il substrato soprattutto dal punto di vista del passaggio dell’acqua. Quando annaffi, se prima l’acqua scendeva e ora tende a scendere più lentamente o a “sedersi” con più facilità, spesso il segnale è che la frazione in akadama si è spezzata in particelle più fini e ha perso la struttura porosa che garantiva drenaggio e arieggiamento. Non è colpa tua, è il normale invecchiamento del materiale. In pratica, come dicevo prima, non stai a togliere l’akadama in un pane radicale già formato. Il momento giusto è quello del rinvaso ordinario: lavori le radici, togli tutto il substrato vecchio (anche quello degradato) e rimpiazzi con una miscela nuova. In questo modo rinnovi l’akadama senza fare interventi separati e senza stressare l’albero “a metà”. Pomice e lapillo restano relativamente stabili e non guidano loro il timing, ma un rinvaso normale comunque ti porta a rinfrescare tutto il mix. Un ultimo dettaglio che vale oro: setaccia la frazione fine e la polvere prima di usare materiale nuovo. La polvere va a riempire gli spazi d’aria che servono a mantenere il terriccio ben aerato, indipendentemente da quali tre componenti usi.
Domande frequenti
Posso fare una miscela senza akadama?
Sì. In tanti casi, soprattutto quando akadama è cara o difficile da reperire con regolarità, si lavora benissimo con pomice, lapillo e altri componenti stabili. Rinunci un po’ alle qualità specifiche di ritenzione e nutrimento “dell’argilla”, ma una miscela ben bilanciata di materiale minerale stabile può funzionare bene, specie per specie che non richiedono una forte ritenzione.
Ogni quanto tempo devo sostituire l’akadama nel mio mix?
Dipende dal grado del materiale, dalla frequenza con cui irrighi e dal clima. Come ordine di grandezza, ci si aspetta qualche anno prima che il degrado inizi a cambiare chiaramente il drenaggio. Invece di seguire una data fissa, io guardo soprattutto un parametro: quanto velocemente passa l’acqua quando annaffi. Quando vedi un cambiamento evidente, è il momento di programmare il rinnovo in occasione del rinvaso.
Qual è la differenza reale tra pomice e lapillo se entrambi sono stabili e drenanti?
La differenza pratica sta soprattutto in consistenza dei granuli e in quanta acqua riescono a trattenere. In genere la pomice trattiene un po’ di più grazie alla porosità, ed è spesso più fine. Il lapillo è più spesso più grossolano e tende di più a favorire drenaggio rispetto alla ritenzione. Nella vita reale molti li usano in modo intercambiabile o insieme, in base a disponibilità e prezzo.
L’akadama vale il costo rispetto ad alternative più economiche?
Per chi punta alle sue capacità specifiche di trattenere acqua e anche nutrimenti, soprattutto per specie che vogliono umidità più uniforme, molti considerano l’uso del suo valore. Però è una spesa reale, perché il materiale si degrada e va sostituito. Per questo diversi coltivatori usano alternative locali più convenienti senza un crollo sensibile dei risultati, soprattutto se poi regolano le percentuali e gestiscono bene l’irrigazione.
Devo usare lo stesso rapporto tra i tre per tutti gli alberi della mia collezione?
No. È probabilmente la cosa più utile da capire. Una specie che ama umidità costante e una che vuole asciugare tra le annaffiature non possono essere servite bene con lo stesso rapporto se quel rapporto non è adatto alle loro necessità. Vale la pena adattare la quota di akadama rispetto a pomice e lapillo per ogni albero.
Posso miscelare io akadama, pomice e lapillo invece di comprare un sacco già pronto?
Sì, e ti permette di controllare davvero le percentuali per ogni singolo bonsai, mentre i mix pronti restano per forza generici. Serve reperire materiali separati e setacciare la polvere prima di usare, quindi è un po’ più di lavoro all’inizio. Però, quando inizi a gestire più di un paio di alberi, di solito ripaga.
Perché il mio mix con tanta akadama si compatta più in fretta di quello di un amico, a parità di specie?
Ci entrano fattori che cambiano molto: frequenza delle annaffiature, durezza dell’acqua, clima, esposizione e anche il grado specifico dell’akadama che stai usando. Se uno annaffia ogni giorno in pieno caldo, è normale che veda un degrado più rapido rispetto a chi annaffia meno spesso in un ambiente più fresco, anche se in teoria le ricette sembrano identiche.
Ti potrebbe piacere anche
Consigli generali basati su oltre 20 anni di pratica. Ogni albero e ogni clima sono diversi — nel dubbio, chiedici.