La foto in apertura di questo articolo mostra un bonsai di olivo, più precisamente di olivastro (Olea europaea var. sylvestris). Tra l’immagine di sinistra e quella di destra sono passati circa sei mesi: la prima è stata scattata a maggio 2025, la seconda a ottobre 2025. Ho acquistato questa pianta per 150 euro e, allo stato attuale in cui scrivo, in asta ha raggiunto un valore di 650 euro.

Scrivo questo per mostrare quanto l’olivo sia una pianta straordinaria per il bonsai e quanto sia possibile trasformare un materiale grezzo, quasi selvatico, in un albero di grande fascino grazie alle giuste accortezze. In questa guida descrivo passo passo quelli che, a mio avviso, sono i principali elementi e fattori da considerare per prendersi cura di un bonsai di olivo, mantenerlo e, se possibile, elevarne sia lo stile sia il livello complessivo.

Differenze con le altre specie di bonsai

Benché l’olivo sia considerato un bonsai relativamente facile da curare e mantenere, ci sono alcuni aspetti fondamentali da tenere presenti. Il primo riguarda la differenza rispetto ad altre specie comunemente coltivate come bonsai. L’olivo viene spesso — erroneamente — trattato come una pianta da interno, alla stregua di Ficus o Ligustrum.

Questo è un errore per due motivi. Primo: l’olivo non è un bonsai da interno. È una pianta estremamente resistente e, proprio per questa sua caratteristica, può tollerare per periodi più lunghi l’ambiente domestico rispetto ad altre specie, ma ha comunque bisogno di vivere e crescere all’esterno.

Secondo: considerarlo simile ai bonsai da interno porta spesso a sbagliare completamente l’approccio all’umidità ambientale, alla nebulizzazione e, in generale, alle annaffiature. L’olivo ha esigenze molto diverse e richiede pratiche specifiche per crescere in modo sano.
L’olivo è infatti una pianta che necessita di un clima secco o, quantomeno, di condizioni che si avvicinino il più possibile alla bassa umidità, quando il clima locale non lo permette. Molti miei clienti in Austria e Germania acquistano olivi proprio perché in quelle zone questo materiale è raro; ma essendo le lora condizioni climatiche differenti dalle nostre, la prima cosa che ci tengo a chiarire con loro è l’importanza di gestire correttamente l’umidità: l’olivo va tenuto il più possibile al sole, evitando nebulizzazioni frequenti e riducendo al minimo la permanenza in serra.

L’olivo, infatti, è molto sensibile ai funghi e al marciume radicale — un altro aspetto che approfondirò di seguito.

Esposizione e irrigazione

Il Bonsai di Olivo ama la luce diretta e va collocato all’esterno per la maggior parte dell’anno. L’ideale è un’esposizione soleggiata, almeno 6 ore di luce al giorno. Può essere tenuto all’interno solo per periodi brevi, purché vicino a finestre molto luminose. In inverno resiste anche a basse temperature, ma è meglio proteggerlo quando si scende sotto i -5°C.
Come gia’ detto prima, l’olivo non tollera i ristagni idrici: il terriccio deve asciugarsi leggermente tra un’annaffiatura e l’altra.
In inverno: ridurre notevolmente le annaffiature.
In estate: irrigare più frequentemente, anche ogni giorno nei periodi più caldi.
È importante utilizzare acqua a temperatura ambiente e bagnare uniformemente il substrato.

Il discorso innaffiature ed esposizione si sposa con uno dei problemi più gravi per il Bonsai di Olivo, spesso difficile da riconoscere nelle prime fasi ma potenzialmente letale se non si interviene rapidamente: il maricium radicale. Questo disturbo si verifica principalmente quando le radici restano troppo a lungo in un ambiente umido e poco ossigenato, favorendo lo sviluppo di funghi patogeni come Phytophthora o Pythium.

I sintomi non sono sempre immediati, ma ci sono alcuni segnali chiari:

  • Foglie che ingialliscono o diventano molli e cadono facilmente
  • Crescita molto lenta o quasi assente
  • Terreno che rimane costantemente bagnato
  • Cattivo odore proveniente dal substrato
  • Radici scure, molli e maleodoranti quando si estrae la pianta dal vaso (segno certo)

Come intervenire

Se sospetti marciume radicale, agisci subito:

  1. Estrarre il bonsai dal vaso e controllare lo stato delle radici: quelle marce vanno rimosse.
  2. Potatura delle radici danneggiate: Usando forbici sterilizzate tagliare solo la parte nera o molle, mantenendo quelle sane, che sono chiare e compatte.
  3. Trattamento con fungicida specifico: Utilizzare un prodotto sistemico o rameico, seguendo le indicazioni in etichetta.
  4. Rinvaso in substrato drenante: Usare una miscela come pomice + akadama + lapillo per garantire buon drenaggio.
  5. Ridurre le annaffiature nei giorni successivi: Lasciare asciugare bene il terreno tra un’irrigazione e l’altra per favorire la ripresa.

Prevenzione

La prevenzione è la chiave per evitare il marciume radicale:

  • Utilizzare sempre terricci drenanti e vasi con fori adeguati.
  • Non irrigare se il terreno è ancora umido in profondità.
  • Evitare sottovasi che trattengono acqua.
  • In inverno ridurre drasticamente le annaffiature.
  • Controllare periodicamente lo stato del substrato e dell’apparato radicale durante i rinvasi.

Rinvaso, scelta del substrato e concimazione

Proprio per questa sensibilita’ del bonsai di olivo ai funghi e marciume radicale, nella cura e nel mantenimento del bonsai di olivo, il tema del rinvaso e della scelta del substrato è fondamentale. È importante utilizzare substrati ben drenanti, che permettano all’acqua di defluire senza ristagnare nel vaso, e materiali che non si compattano, mantenendo così le radici ben ossigenate.

È sempre difficile fornire una formula unica e valida per tutti riguardo al tipo di substrato da utilizzare, perché questa scelta dipende da diversi fattori: l’area geografica, le condizioni climatiche attuali, l’esposizione della pianta e anche il livello di maturità del bonsai.

Per noi che coltiviamo in Italia, una soluzione pratica è quella di combinare terriccio universale e pomice, variando le percentuali in base alla zona in cui ci troviamo.

Ad esempio, io che vivo nel Sud Italia (in Calabria) utilizzo solitamente una miscela composta da 80% di pomice e 20% di terriccio. Questa proporzione può cambiare in base alle temperature della zona:

  • nelle regioni del Nord, dove il clima è più fresco, si può aumentare leggermente la quantità di pomice (fino a un 10% in più) per migliorare il drenaggio;
  • nelle zone molto calde del Sud, come la Sicilia, è possibile incrementare il terriccio fino al 30%, così da trattenere un po’ più di umidità durante l’estate.

Inoltre, la dimensione dei granuli di pomice dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere. Se lo scopo è far crescere la pianta e ci si trova quindi in una fase di coltivazione, quando il bonsai non è ancora maturo, è consigliabile utilizzare pomice con granulometria tra 3 e 6 mm.

Se invece la pianta è già matura ed è stato raggiunto un buon livello di definizione, si può optare per una pomice con granulometria più grossa, che permette un controllo maggiore sulla crescita e un drenaggio più marcato.
Naturalmente, il posizionamento del bonsai all’interno di queste macro-categorie — fase di coltivazione o fase di mantenimento/definizione — influisce non solo sulla scelta del substrato, ma anche sulla concimazione.

Mi è capitato di incontrare diverse persone che utilizzano un concime NPK 20-20-20 sugli olivi, ottenendo ottimi risultati. Al contrario, una concimazione troppo leggera su una pianta che sta bene e ha molta vigoria può rallentarne inutilmente la crescita.

In generale, consiglio una concimazione più alta rispetto a quella usata per altri bonsai, sempre senza esagerare e rispettando i tempi di assorbimento della pianta. È quindi utile aumentare gli intervalli tra una somministrazione e l’altra, ad esempio concimando ogni due o tre settimane invece che ogni settimana.

In ogni caso, la scelta del substrato deve tenere conto soprattutto dei periodi estivi, sempre più caldi e afosi negli ultimi anni, che richiedono un equilibrio attento tra drenaggio e capacità di trattenere l’acqua.

Potature

Quest’ immagine, che ho realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, mostra come – a mio avviso – dovrebbe svilupparsi un ramo di olivo. La ramificazione secondaria e terziaria dovrebbe assumere una forma a ventaglio, ordinata e ben aperta.

Per ottenere questo risultato è necessario eliminare tutti i rametti che si incrociano, che crescono verso il basso o che, in generale, interferiscono con la struttura a ventaglio del ramo.

La crescita ideale del ramo di olivo parte dalla zona più stretta del ventaglio e si estende progressivamente verso l’esterno, creando una spinta naturale che dà al ramo armonia, leggerezza e proporzione.

Un altro aspetto importante nella cura e nel mantenimento di un buon bonsai di olivo è sapere che l’olivo tollerà molto poco il filo comunemente usato per modellarne i rami. Proprio per questo si sconsiglia fortemente l’utilizzo del filo di rame, mentre il filo di alluminio può essere impiegato, ma sempre con molta cautela. In generale, per l’olivo è molto preferibile usare tensori invece del filo, perché i rami tendono a segnarsi facilmente lasciando marche e incisioni che rovinano l’estetica della pianta.

Un piccolo trucco che utilizzo per creare forme particolari, curve o ondulate, senza ricorrere al filo, è quello di sfruttare la potatura strategica. Funziona così:

  • nel punto in cui desidero ottenere una curva, effettuo un taglio, assicurandomi che sull’estremità rimanga almeno una foglia;
  • da quella foglia nascerà un nuovo ramo;
  • su questo nuovo ramo ripeto lo stesso procedimento tutte le volte necessarie, finché non ottengo la curva o la forma che desidero.

Di seguito ho realizzato a mano un piccolo sketch a matita per spiegare meglio il concetto, questo descrive l’evoluzione di un ramo partendo da tre potature utilizzando questa tecnica.

Tignola del bonsai di olivo

In questo articolo non intendo approfondire in modo esteso tutte le malattie dell’olivo, perché esiste già un’ampia letteratura sull’argomento, sia online sia attraverso strumenti di intelligenza artificiale — come ChatGPT — che trattano questo tema in modo molto dettagliato.

Quello su cui desidero soffermarmi, invece, è un insetto in particolare: la tignola dell’olivo. Questo in particolare e’ perche’ qunado ho iniziato a coltivare bonsai, una delle ragioni per cui non ero molto favorevole al bonsai di olivo era la sua crescita quasi inesistente. Una situazione sorprendente, considerando che vivo nel Sud Italia, una delle zone più adatte alla crescita dell’olivo.

Dopo mesi di dubbi e confronti con amici più esperti nel bonsai, ho finalmente scoperto la causa: la presenza della tignola, che stava compromettendo lo sviluppo delle mie piante.
Poiché l’infestazione da tignola dell’olivo è estremamente comune in Italia — e direi quasi inevitabile per chi vive nel Sud, dove è probabile che compaia nel giro di pochi mesi o anni durante la coltivazione — ritengo utile condividere la mia esperienza.

Il vero problema della tignola è che colpisce i germogli nuovi, compromettendo non solo la salute generale della pianta, come accade con qualsiasi infestazione, ma bloccandone quasi del tutto la crescita. Questo, nel bonsai, può rappresentare un ostacolo enorme, perché impedisce lo sviluppo della struttura e delle ramificazioni.

Dopo aver provato numerosi insetticidi, senza risultati soddisfacenti, ho compreso l’importanza di affrontare il problema in modo mirato. Proprio per questo desideravo parlare della tignola in questo articolo: per evitare a chi legge di perdere tempo, denaro e soprattutto piante, come è accaduto a me agli inizi.

Qualora si presenti un’infestazione, ciò che ha risolto definitivamente il problema nel mio caso è stato un prodotto molto specifico: Bacillus thuringiensis kurstaki.

Spero che questo consiglio possa essere d’aiuto a chi si trova ad affrontare la stessa situazione.