Il terriccio del bonsai non sembra mai asciugarsi
Se la superficie del substrato resta umida due o tre giorni dopo l’annaffiatura, e continua così anche quando provi a cambiare ritmo, quasi mai il problema è l’innaffiatoio. Di solito è ciò che sta sotto. Un bonsai che drena male è uno dei guai più comuni nella coltivazione in vaso. Però una superficie ancora fresca dopo un paio di giorni, da sola, non basta per fare diagnosi. Con il fresco, il riposo vegetativo, poca luce, umidità alta, piogge recenti e un vaso grande, i tempi di asciugatura si allungano anche in modo del tutto normale.

Nella mia esperienza, quando qualcuno mi dice che il terriccio del bonsai non asciuga mai, molto spesso il problema non è la frequenza con cui annaffia. Il più delle volte è il materiale nel vaso, oppure il vaso stesso non lascia uscire l’acqua come dovrebbe. Il substrato di bonsai deve fare due cose: tenere abbastanza umidità per alimentare le radici tra un’annaffiatura e l’altra, e poi liberarsene in fretta. Quando fallisce la seconda, l’acqua resta lì. E cambiare il ritmo dell’annaffiatura serve a poco.
Lo dico perché acqua stagnante e marciume radicale sono parenti stretti, ma non sono la stessa diagnosi. Le radici hanno bisogno di ossigeno quasi quanto hanno bisogno di acqua. Se il suolo resta saturo, l’aria sparisce dagli spazi tra i granuli. Col tempo arrivi al marciume, ma prima vedi il segnale più semplice: un terriccio che non alleggerisce, che resta scuro e bagnato troppo a lungo. Intervenire qui costa poco. Aspettare che le radici siano già compromesse costa molto di più.
Qui in Calabria lo vedo spesso dopo un rinvaso fatto con quello che c’era in casa o nel primo sacco disponibile, oppure su piante rimaste nello stesso vaso per tre o quattro anni, mentre il substrato si è sbriciolato e compattato fino a somigliare più al fango che a una miscela drenante. Dopo una settimana piovosa il difetto salta subito fuori, perché un vaso già lento a scaricare non sa dove mandare l’acqua in più. Lo si nota anche in inverno, soprattutto all’interno, dove si annaffia meno ma l’aria si muove meno ancora. Un vaso borderline in estate, con il freddo e poca ventilazione, diventa un vaso che resta bagnato sempre.
Cause probabili
Substrato troppo fine o troppo organico
Come riconoscerla: Prendi un po’ di terriccio dalla superficie. Se si tiene insieme come una fetta di torta umida invece di sgranarsi in particelle separate, hai già un indizio forte. Spesso vedi granuli molto fini, quasi polverosi, infilati tra le parti più grossolane. Se infili uno stecchino nel vaso, senti resistenza uniforme fino in fondo invece di quel cedimento leggero e granulare che dà una miscela aperta, con vero spazio tra le particelle. Questo succede quando nel vaso c’è soprattutto terriccio universale, compost o torba, invece di componenti minerali granulari come akadama, pomice, lapillo, argilla cotta o ghiaia fine.
Il rimedio: La soluzione vera è rinvasare in un substrato bonsai serio, ricco di componente minerale, e va fatto nel periodo giusto per la specie, non appena ti accorgi del problema. Serve una miscela fatta con akadama, pomice, lapillo, argilla cotta o grit, setacciata prima per togliere la polvere che tappa i vuoti tra i granuli. Quando lavori il pane radicale, libera quanto più vecchio terriccio compattato possibile, nei limiti della salute della pianta. Se restano sacche del vecchio mix fine, continueranno a trattenere acqua anche dentro un rinvaso buono.
Fori di drenaggio ostruiti o insufficienti
Come riconoscerla: Dopo l’annaffiatura l’acqua resta visibile in superficie, oppure sparisce molto più lentamente di prima sullo stesso albero. Se puoi, capovolgi il vaso e controlla i fori. In una o due stagioni le radici possono entrare direttamente nei fori e tappare l’uscita dall’interno. Anche la retina danneggiata, assente o troppo cedevole permette ai granuli fini di scendere e fare crosta davanti al foro, dall’esterno.
Il rimedio: Libera i fori con un filo sottile o con uno stecchino e sostituisci la retina se è rotta, sfondato o mancante. Se il vaso ha un solo foro piccolo, o è un contenitore decorativo non pensato davvero per i bonsai, chiediti se la superficie di drenaggio è sufficiente per la sua dimensione. Un vaso da 30 cm ha bisogno di molta più uscita di un vasetto piccolo. Se il contenitore è lui il collo di bottiglia, al rinvaso successivo conviene passare a un vaso da bonsai vero, invece di combattere contro il vaso per anni.
Vaso troppo grande rispetto alla massa radicale attuale
Come riconoscerla: La pianta sembra quasi persa nel contenitore, con tanta terra visibile oltre la zona che le radici occupano davvero. In un vaso troppo grande il volume di substrato intorno a un pane radicale piccolo asciuga in modo irregolare. La terra più esterna si secca prima, ma il centro, vicino alle radici, resta bagnato molto più a lungo. Con la stagione, questa differenza aumenta invece di ridursi.
Il rimedio: Qui non ci sono scorciatoie vere, serve un rinvaso fatto al momento giusto per la specie. Sposta la pianta in un vaso adatto alla massa radicale che ha adesso, non in quello che immagini le servirà tra qualche anno. Il bonsai non deve stare largo, deve stare giusto. Se il rinvaso non è ancora in programma, puoi limitare il danno annaffiando bene solo quando la zona radicale ne ha davvero bisogno, dopo aver controllato l’umidità in più punti e a più profondità. Evita sottovasi o piattini che lasciano ristagnare acqua sotto il vaso. Per quanto puoi, aumenta aria e luce, e tieni la pianta al riparo dalle piogge forti finché non la sistemi in un contenitore più adatto.
Come prevenirlo
Il modo più economico per risolvere questo problema è non crearlo. Io parto sempre dai materiali giusti: akadama, pomice, lapillo, grit o altri componenti minerali adatti alla specie e al clima, non dal primo sacco che capita. E li setaccio, perché la polvere fine è quella che va a chiudere gli spazi tra i granuli. Anche il vaso va scelto per la pianta che hai davanti, non per quella che speri diventi in futuro. Troppo spazio intorno alle radici significa centro del vaso bagnato troppo a lungo. Infine, almeno una volta l’anno, controllo fori e retina. Le radici e il substrato vecchio li chiudono piano piano, senza fare rumore, e te ne accorgi solo quando il terriccio è già sempre umido.
Domande frequenti
Posso semplicemente annaffiare di meno per risolvere?
Annaffiare meno può nascondere il sintomo per un po’, ma non sistema il drenaggio. Nel frattempo spesso lasci asciugare troppo le parti del pane radicale che si seccano prima, mentre il centro resta fradicio comunque. È un tampone utile finché non puoi rinvasare nel periodo giusto, non una soluzione vera. Se ti ritrovi a annaffiare sempre meno di quanto chiede la pianta e la stagione, di solito il problema è il substrato da cambiare, non la tua routine.
Come faccio davvero a capire se il mio bonsai ha un problema di drenaggio?
Annaffia normalmente e poi controlla il substrato dopo 5-10 minuti, poi dopo circa un’ora, poi il giorno dopo. Prendili come segnali di allarme, non come regole rigide, perché i tempi cambiano con specie, stagione, profondità del vaso, coltivazione in interno o in esterno, umidità ambientale e granulometria del mix. Detto questo, un substrato che drena bene di solito è ancora visibilmente umido ma non lucido entro un’ora, e il giorno dopo appare già più chiaro. Se l’acqua resta in superficie ben oltre i dieci minuti, oppure il vaso pesa ancora molto e il terriccio è scuro e saturo dopo un giorno in condizioni normali, vale la pena cercare un problema di drenaggio invece di dare la colpa all’annaffiatura.
Com’è fatto un buon substrato per bonsai?
Un buon mix si costruisce con componenti minerali granulari come akadama, pomice, lapillo, argilla cotta o grit, non con terriccio organico da vaso. Va setacciato per ottenere una granulometria uniforme, così non resta uno strato di polvere a chiudere i vuoti tra i granuli. La proporzione cambia con specie e clima. Un pino vuole più drenaggio, quindi più pomice e lapillo, rispetto ad esempio a un azalea. Ma il principio non cambia: particelle separate, con spazio tra loro, non una pasta compatta da giardino.
È la stessa cosa del marciume radicale?
No, anche se uno porta all’altro se lasci fare. Il problema di drenaggio è una condizione del substrato: l’acqua non esce dal vaso come dovrebbe. Il marciume radicale è quello che succede alle radici dopo che sono rimaste troppo a lungo in un terreno saturo e povero di ossigeno. Si riconosce da radici molli, nere e maleodoranti, non solo da un terriccio che asciuga lentamente. Se intercetti il problema di drenaggio in tempo, spesso il marciume non compare affatto.
Posso migliorare il drenaggio senza fare un rinvaso completo?
In parte sì. Mettere in superficie uno strato più grossolano non cambia un pane radicale compattato sotto, però pulire e ampliare i fori di drenaggio, mettere una retina adatta e fare in modo che il vaso non resti appoggiato in piano su un sottovaso che trattiene acqua sotto, aiuta nel breve periodo. Non sostituisce un rinvaso in substrato migliore quando la stagione lo consente, ma ti compra tempo su una pianta che non deve essere toccata subito.
Conta anche il tipo di vaso, non solo il terriccio?
Sì, anche se non è tutto lì. I vasi non vetrificati, come molta terracotta semplice, traspirano un po’ attraverso il materiale e asciugano leggermente più in fretta dei vasi smaltati. Questo può aiutare quando il mix è al limite. Però non vale per tutta la ceramica. Alcuni vasi in gres ad alta cottura sono quasi impermeabili quanto uno smaltato, anche se sembrano grezzi. Contano pure i fori di drenaggio. Un vaso con pochi fori o troppo piccoli lascia uscire l’acqua con più difficoltà. Però il rallentamento dipende anche dalla tessitura del substrato, dalla dimensione dei granuli, dalla forma del vaso e da quanto il pane radicale lo riempie. Per questo vaso e terriccio vanno valutati insieme, non separati.
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