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Gemme di bonsai uccise dal gelo: crescita nera o molle dopo una notte fredda

Le gemme colpite dal gelo anneriscono, diventano marroni o molli poco dopo una notte fredda. Di solito vuol dire che la crescita aveva già ripreso a muoversi e poi è stata presa dal freddo. È un problema diverso dalle gemme che non si sono ancora aperte.

Gemme di bonsai uccise dal gelo: crescita nera o molle dopo una notte fredda

Qui parlo di gemme che avevano già rotto la dormienza, non di quelle che sono solo lente a partire. Se il tuo albero ha ancora gemme chiuse, gonfie appena appena o ferme a inizio primavera, quello è un altro discorso. Di solito si tratta di vigore, tempi della specie o condizioni di coltivazione, non di danno da gelo.

Una gemma dormiente è fatta per reggere l’inverno. È la sua funzione. Quando però comincia a gonfiarsi, ad aprirsi, a mostrare anche solo pochi millimetri di verde fresco, perde in fretta la sua resistenza al freddo. Basta un ritorno di freddo che su una gemma chiusa non farebbe nulla, e quella già partita si scotta o si spappola in una notte.

Da noi nel Sud il problema si vede spesso proprio nei periodi ingannevoli. Due o tre giornate miti, magari con vento più caldo o sole pieno, e uno pensa che il rischio sia passato. Io ci sono cascato più di una volta, soprattutto sulle piante più esposte. La buona notizia è che, su molte caducifoglie sane, il danno riguarda solo la prima spinta. Se ci sono gemme dormienti di riserva, la pianta spesso riparte. Sui coniferi, o su alberi deboli, appena raccolti o appena lavorati alle radici, la ripresa è meno sicura e va seguita con più attenzione.

Cause probabili

Gelo tardivo dopo che le gemme avevano già aperto

Come riconoscerla: Le gemme, o la vegetazione nuovissima, diventano nere, marroni o molli, con aspetto bagnato, entro uno o due giorni da una notte fredda. Spesso il danno è peggiore sul lato più esposto al cielo aperto, perché lì la perdita di calore per irraggiamento è più forte. Le gemme ancora chiuse al momento del gelo di solito restano sane, ma una gemma già gonfia, vicina all’apertura, può rovinarsi anche con un freddo serio, pure senza verde visibile.

Il rimedio: Sulle parti ormai nere o molli non c’è nulla da recuperare. Lasciale stare. Quel tessuto è morto. Nella maggior parte dei casi la pianta ha gemme dormienti più indietro sul ramo e, quando il freddo finisce, emette una seconda spinta nel giro di alcune settimane. Su conifere o piante già deboli questa risposta è meno affidabile. Se sono previste altre notti fredde mentre le gemme stanno ancora aprendo, ripara l’albero con tessuto antigelo, portalo sotto una gronda, in una cornice fredda, in serra fredda o comunque vicino a un muro finché il rischio non passa.

Pianta tirata fuori dalla protezione invernale troppo presto

Come riconoscerla: Il danno compare poco dopo aver spostato l’albero da un riparo, una serra fredda, un garage non riscaldato o un posto protetto, al pieno esterno. Succede spesso dopo una parentesi di giorni miti che fa sembrare tutto ormai sicuro. La pianta aveva iniziato a crescere nel tepore relativo del riparo e non era ancora abituata alle notti all’aperto.

Il rimedio: Prima di togliere davvero la protezione invernale, guarda le previsioni a medio termine della tua zona. Non fidarti solo di come sono andati gli ultimi tre giorni. In Calabria lo sappiamo bene, una bella sfuriata di caldo di marzo o inizio aprile può essere seguita da un altro colpo di freddo. Se devi comunque spostare fuori una pianta presto, tieni pronto un modo rapido per coprirla o rimetterla al riparo per le settimane successive. Se puoi, fai un passaggio graduale, con qualche ora fuori e poi rientro, prima di lasciarla fuori anche di notte.

Posizione troppo esposta, senza un minimo di buffer termico

Come riconoscerla: Solo gli alberi su un banco alto e aperto mostrano i danni da gelo, mentre quelli vicino a un muro, a una recinzione o sotto la copertura di altri alberi restano intatti nella stessa notte. Qui di solito si tratta di gelo per irraggiamento, quello che colpisce di più nelle notti serene e calme. Quando il cielo è coperto, il rischio cala parecchio perché il calore resta più vicino al suolo.

Il rimedio: Sposta per il resto della stagione fredda gli esemplari più delicati, soprattutto quelli già in partenza, in una posizione più protetta. Un muro, una gronda, un angolo meno aperto aiutano a trattenere un po’ di calore. Tieni d’occhio in particolare le notti serene e senza vento durante il germogliamento, perché sono quelle in cui il gelo radiativo fa più danni. Se una pianta è esposta, coprila con tessuto antigelo anche se di giorno faceva caldo e sembrava tutto tranquillo.

Come prevenirlo

Per evitare questo problema, io guardo calendario e previsioni insieme. Non basta che il tempo sembri primaverile. Devi sapere più o meno quando finisce il rischio gelo nella tua zona e trattare ogni germogliamento anticipato come una fase delicata. Controlla le minime notturne ogni giorno finché la stagione non si stabilizza davvero. Le piante che stanno ancora in riparo vanno tirate fuori con calma, e solo quando le previsioni a più giorni sono buone sul serio. Tieni sempre pronto un telo antigelo o un posto riparato dove spostarle all’ultimo minuto. Conta molto anche dove le metti. Un albero su un banco aperto prende più freddo di uno vicino a un muro o sotto una copertura leggera. E io starei più attento con i coniferi e con le piante appena raccolte, pesantemente rincalzate di radici o comunque indebolite. Quelle reagiscono peggio a una perdita di germogliata.

Domande frequenti

La pianta si riprenderà del tutto dopo gemme bruciate dal gelo?

Spesso sì, soprattutto su una caducifoglia sana e su una specie che ributta facilmente. Le gemme dormienti più indietro sul ramo possono fare una seconda spinta quando il rischio gelo è finito, quindi di solito la stagione si ritarda più che perdersi. Sui coniferi, sulle piante stressate o su quelle appena raccolte o lavorate alle radici, la ripresa è meno certa perché hanno meno gemme di riserva da usare.

Quanto devo aspettare prima di pensare che un ramo sia davvero morto?

Aspetta almeno alcune settimane prima di condannare un ramo, perché una seconda spinta dalle gemme dormienti può metterci tempo a farsi vedere, soprattutto sulle specie più lente. Se vuoi un controllo più netto, fai un piccolo graffio leggero su un punto discreto della corteccia con l’unghia. Se sotto trovi verde, il ramo è vivo. Non serve continuare a provare più volte. Un solo controllo fatto bene basta.

Quali specie o forme sono più esposte al gelo tardivo?

Le specie che si svegliano presto sono le più a rischio, semplicemente perché hanno più crescita tenera esposta proprio quando i ritorni di freddo sono ancora possibili. Anche gli alberi su supporti esposti, e quelli con ramificazione fine e delicata verso le punte, mostrano più facilmente il danno rispetto a piante con vegetazione più grossa e robusta.

Ha senso coprire tutta la collezione ogni notte fredda di primavera?

Non per forza ogni notte. Per la maggior parte delle collezioni sarebbe troppo. Però vale la pena coprire le piante che hanno già rotto la dormienza quando è prevista una notte di gelo. Le piante ancora completamente chiuse non hanno lo stesso bisogno di protezione.

Come distinguo il danno da gelo da un problema di parassiti o malattie?

Il danno da gelo arriva quasi sempre subito dopo una notte fredda precisa, colpisce prima la parte più esposta e fa annerire o mollare i tessuti. I parassiti e i funghi di solito danno altri segnali, come puntinature, ragnatele, ingiallimenti lenti o deperimento più graduale. Se il problema coincide con un colpo di freddo, il gelo è di gran lunga l’ipotesi più probabile.

Devo tagliare via subito la vegetazione bruciata dal gelo?

Puoi rifinire i puntini neri o secchi per pulizia, quando sei sicuro che il danno non sta avanzando. Ma non c’è fretta. La pianta farà nuova crescita comunque. Aspetta di vedere bene dove inizia il tessuto vivo, così tagli solo quello che serve e non vai oltre il necessario.

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