La defogliazione delle latifoglie è una di quelle pratiche che divide i coltivatori di bonsai. C’è chi la usa quasi ogni anno come parte integrante della tecnica, e chi preferisce evitarla del tutto. Personalmente, dopo oltre vent’anni di coltivazione, la considero uno strumento utile, ma solo quando la pianta è davvero pronta.
Si tratta in sostanza di togliere, parzialmente o totalmente, le foglie a una latifoglia in piena vegetazione. L’obiettivo non è estetico nell’immediato. Lavora invece sul lungo periodo: ridurre la dimensione fogliare, aumentare la ramificazione e bilanciare il vigore tra le diverse zone della chioma.
Nel Sud Italia, dove l’estate arriva presto e picchia forte, il momento giusto per intervenire è ristretto. Bisogna leggere bene la pianta e il clima. Non c’è una data fissa che vada bene per tutti.
Quando defogliare le latifoglie
La finestra ideale, nel mio caso, va da metà maggio fino ai primi di giugno. La pianta ha già completato la prima emissione fogliare, le foglie sono mature e l’apparato radicale è attivo. Aspettare troppo significa avvicinarsi al caldo estremo, e questo riduce la capacità della pianta di rispondere.
In genere mi regolo guardando la consistenza della foglia. Quando diventa coriacea e di colore verde pieno, la pianta ha accumulato abbastanza energia per ripartire dopo il taglio. Se la foglia è ancora tenera e chiara, è troppo presto.
Attenzione però alla salute della pianta. Una latifoglia debole, appena rinvasata o reduce da un’estate difficile non va mai defogliata. La defogliazione delle latifoglie bonsai è uno stress importante, e una pianta non vigorosa rischia di non rispondere o di seccare interi rami.
Conviene anche evitare i periodi di vento secco intenso, tipici nel Sud nei giorni di scirocco. La pianta appena defogliata ha bisogno di un ambiente stabile, non di sbalzi violenti.
Quali specie di latifoglie rispondono bene
Non tutte le latifoglie reagiscono allo stesso modo. Le specie che, nella mia esperienza, tollerano meglio la defogliazione sono l’olmo cinese (Ulmus parvifolia), il carpino (Carpinus betulus e Carpinus turczaninowii), la zelkova e gli aceri tridenti.
L’acero palmato è più delicato. Si può defogliare, ma solo su piante molto vigorose e mai totalmente. Meglio una defogliazione parziale, alternando rami forti e rami deboli. Lo stesso vale per il faggio, che personalmente preferisco non defogliare mai: i rischi superano i benefici. Per altre specie mediterranee, può essere utile consultare la guida alla cura del bonsai di olivo, dove parlo di pratiche colturali simili.
Ficus e altre tropicali rispondono benissimo, ma il discorso è diverso e meriterebbe un articolo a parte. Qui parlo solo di latifoglie caducifoglie.
Bisogna considerare anche l’età della pianta. Su un bonsai giovane, ancora in fase di costruzione, la defogliazione può essere controproducente. La pianta deve crescere, non rallentare.
| Specie | Risposta | Periodo ideale | Intensità |
|---|---|---|---|
| Acero palmato | Buona, su piante vigorose | Fine maggio – giugno | Parziale (50-70%) |
| Olmo (Zelkova, Ulmus) | Molto buona | Giugno | Totale possibile |
| Carpino | Buona | Fine maggio | Parziale |
| Faggio | Limitata, solo se la pianta è forte | Solo su esemplari vigorosi | Mai totale |
| Frassino | Discreta | Giugno | Parziale |
| Ginkgo | Sconsigliata | — | Solo singole foglie |
Come eseguire la defogliazione delle latifoglie
La tecnica è semplice ma richiede attenzione. Si usano forbici sottili e ben affilate, tagliando la foglia alla base del picciolo. Il picciolo va lasciato attaccato al ramo: cadrà da solo dopo qualche giorno, e il punto di taglio sarà già asciutto.
Mai strappare le foglie con le mani. Lo strappo danneggia la corteccia del ramo e può lasciare ferite che si seccano e bloccano la gemma dormiente lì sotto.
Sulle piante molto vigorose si può fare una defogliazione totale. Sulle altre, che poi sono la maggior parte dei casi, è meglio una defogliazione parziale: si tolgono le foglie nelle zone più forti della chioma, lasciandole nelle zone più deboli. Questo aiuta a riequilibrare il vigore, perché le zone defogliate dovranno rifare le foglie da capo, consumando più energia.
Cosa fare dopo la defogliazione
Subito dopo la defogliazione la pianta cambia metabolismo. Le radici lavorano meno perché non ci sono foglie a richiedere acqua. Per questo motivo bisogna ridurre nettamente le annaffiature, almeno nei primi sette-dieci giorni, finché non spuntano le nuove gemme.
Bagnare con la stessa frequenza di prima è uno degli errori più comuni. Porta dritto a ristagno idrico e, spesso, a marciume radicale. Io tengo il substrato appena umido, controllando con il dito o sollevando il vaso per sentirne il peso.
Anche il sole va dosato. Una posizione semiombreggiata nei primi quindici giorni aiuta la pianta a non disidratare i nuovi getti appena emessi. Poi si torna gradualmente al pieno sole.
La concimazione va sospesa fino a quando la nuova vegetazione non è completamente formata. Dare azoto subito dopo il taglio è inutile e dannoso, perché la pianta non riesce ad assimilarlo, e il rischio è di favorire funghi sui residui.
Errori comuni nella defogliazione
Il primo errore, che ho visto fare spesso, è defogliare una pianta solo perché lo fanno tutti a maggio. La defogliazione non si fa col calendario, si fa con la valutazione. Se la pianta non è pronta, non si tocca.
Il secondo errore è defogliare e poi rinvasare, o viceversa, nella stessa stagione. Sono due stress sommati che pochi bonsai reggono bene.
Spesso vedo anche defogliazioni fatte troppo tardi, a fine giugno o luglio. La pianta si trova a dover rifare le foglie nel pieno del caldo, e nel Sud Italia questo significa quasi sempre una vegetazione debole, foglie piccole ma stentate, e un autunno mediocre.
Infine, una volta defogliato non si interviene più con potature pesanti fino all’autunno. La pianta ha già abbastanza da fare per rimettere foglie nuove. Aggiungere altri tagli, in quella fase, è eccessivo.
Domande frequenti
Si possono defogliare tutte le latifoglie?
No. Le caducifoglie vigorose come olmo, carpino, zelkova e aceri tridenti rispondono bene. Faggio, acero palmato delicato e piante deboli o appena rinvasate è meglio lasciarle stare.
Quanto spesso si può defogliare lo stesso bonsai?
In genere una volta all’anno, su piante in piena salute. Defogliare più volte nello stesso anno è una pratica per casi specifici e richiede esperienza.
Dopo quanto tempo escono le nuove foglie?
Dipende dalla specie e dal vigore, ma di solito tra dieci e venti giorni. L’olmo cinese è il più rapido, il carpino un po’ più lento.
Le nuove foglie saranno più piccole?
Sì, in genere sì. Questo è uno dei motivi principali per cui si defoglia: la seconda emissione produce foglie più piccole e più adatte alla scala del bonsai.
Si può defogliare un bonsai appena comprato?
Meglio aspettare almeno una stagione. Una pianta appena cambiata di ambiente è già sotto stress, aggiungere la defogliazione è rischioso.